PRESENTAZIONE DEL BLOG

Le persone di Naturamata da anni sperimentano il ritorno alla natura e alla vita di campagna. Grandi le risposte ottenute, ma tante ancora le difficoltà e le incognite. Nel blog faremo confluire le esperienze ulteriori, i sentimenti, il lavoro, le idee e le iniziative tese a risolvere in tutto o in parte le incertezze che si oppongono al progetto compiuto di ritrovare l' equilibrio interiore, uno stile di vita gratificante e responsabile e la capacita' di costruire il proprio benessere in accordo con l'eco - sistema. Ci anima uno spirito di ricerca autentico, che rifiuta soluzioni preconfezionate, ideologiche o mistiche. Per essere utili a se stessi, agli altri e al pianeta occorre essere liberi, coraggiosi e lucidi, per comprendere la complessità delle cose umane e cercare di risalire alla fonte, dove si trovano le ragioni e l'energia per risolvere la vita con soluzioni veramente a misura d'uomo.

18 dic 2012

Onnivori o vegetariani ?

Non ho niente contro i vegetariani - vegani, sono loro ad avercela con me. Mi sento giudicato quasi fossi un assassino, se non addirittura un cannibale. Ho letto moltissimi scritti di persone che hanno scelto di non... 
...mangiare carne e ne ho letto moltissimi di quelli che continuano a mangiarla. Sono sceso negli approfondimenti di ognuno, di ordine medico – scientifico, storico e geologico, politico-economico, ambientalista ed  etico, fino a quello filosofico. Adesso proverò a dire la mia, senza troppe citazioni, perché la ragione fatta di statistiche o documentazioni è simile ad un’altra ragione di segno opposto, supportata da verità altrettanto valide ma contrarie. Perciò non dirò se l’uomo delle caverne o Platone o Carlo Magno erano vegetariani o onnivori, non cercherò scienziati  di parte a supporto delle mie teorie, semplicemente userò la logica e il buon senso, evitando sovrapposizioni culturali o caratteriali.

Ho un'età in cui ancora mi emoziono moltissimo, ma mi viene difficile affidare tutto all’emozione. Mi piace anche sognare ma si smorza all’orizzonte la prospettiva di un mondo migliore, perché nessuno può dire in assoluto quale mondo sarebbe migliore. Se è vero che i sogni aiutano a vivere meglio è anche vero che solo nella vita vissuta c’è il libro che somiglia molto a quello che avevo sognato. Io penso che in questa somiglianza occorre cercare le risposte, occorre cercarle cioè nelle imperfezioni scaturite da un progetto perfetto. E’ un progetto iniziato nella notte dei tempi, che di continuo si  trasforma, per tornare talvolta sui suoi passi e ricominciare da capo. Per questo si parla di corsi e ricorsi storici. Cioè l’uomo ripercorre ciclicamente le stesse strade a distanza di anni, di secoli o anche di millenni, talvolta migliorando le cose, talvolta peggiorandole. Così scopriamo che i primi robot meccanici li fecero i maya e i cinesi, che la democrazia nasce prima della dittatura o che la monogamia è un’esigenza sociale prima di essere stata affettiva o sessuale.

I ricorsi storici indicano che, non ostante siano passati circa 250.000 anni dalla comparsa dell’uomo  e non ostante si siano succedute e sviluppate centinaia di civiltà in ogni angolo della terra, tutte diverse tra loro e tutte con una storia di progresso, di scoperte importanti e di rivoluzioni culturali e scientifiche, il funzionamento del sistema rimane nella sostanza pressoché invariato. Questo perché gli uomini sono sempre gli stessi, dormono, mangiano, discutono, hanno paura, pregano,  si amano o si ammazzano fra di loro. Gli uomini, al pari degli altri animali, sfruttano le risorse del pianeta e cercano comunque e sempre di instaurare un dialogo costruttivo con se stessi e con il cosmo intero.
E pensando alla stessa sopravvivenza del pianeta, non so se essa sia garantita dall’equilibrio delle forze o semplicemente dalla casualità. Sappiamo infatti che la terra ha cambiato aspetto più volte nel corso della sua formazione, passando da alluvioni catastrofiche, siccità, glaciazioni, terremoti o pioggia di asteroidi capaci di volta in volta di stravolgere l’intero eco-sistema. Così sono nati nuovi continenti, nuove specie animali e vegetali ed altre si sono estinte; ogni specie è vissuta cogliendo le condizioni in quel momento favorevoli e quanto fosse utile alla sua sopravvivenza. E tutto questo senza che l’uomo avesse ancora alzato un dito.

L’interazione fra gli elementi è necessaria per la sopravvivenza di un sistema complesso, infatti nei pianeti dove prevalgono pochi o  un solo elemento vi è il nulla. Per questo oggi si parla tanto di biodiversità. Le condizioni climatiche ideali e la ricchezza di elementi e sostanze organiche favoriscono la nascita e lo sviluppo di milioni di specie viventi vegetali ed animali. Ora, se seguiamo lo sviluppo della vita sul pianeta, ci accorgiamo che in un progressivo e lentissimo cambiamento genetico e bio-chimico si passa dal plancton di origine vegetale alle prime forme di molluschi e poi ai rettili e ai mammiferi, che sono arrivati fino a noi, riproducendosi o trasformandosi o sostituendosi, semplicemente prendendo dal pianeta ciò di cui avevano bisogno e che il pianeta possedeva. Ed è un giro vizioso perché il pianeta produce la vita e la vita si nutre di pianeta. Esattamente quella che si chiama catena alimentare. Questo non è un principio buono o cattivo, è l’unico principio che sta alla base della conservazione del sistema. E soprattutto non è l’uomo che ha creato il principio, ma il principio che ha creato l’uomo. Questo vuol dire che il brevetto dell’”autonutrizione” serve a tutti ma appartiene alla natura ed è immodificabile.

Tornando al presente mi ritrovo in un mondo, proprio quello appena descritto, che improvvisamente litiga per stabilire se l’animale chiamato uomo deve o non deve mangiare gli altri animali o utilizzare i suoi derivati. L’assunto determinato precedentemente è già una risposta, ma è necessario allargare il campo, per verificare sotto altri aspetti le asserzioni e le proposte dei vegetariani - vegani, che intravedono davvero nelle loro scelte l’avvento di un mondo migliore. E qui entriamo laddove non si dovrebbe entrare, cioè nel mondo delle idee e della personalità, terreno fertile per lo sviluppo delle emozioni e delle scelte soggettive. Anche a me piacerebbe un mondo migliore, ma non ho mai avuto la presunzione di sapere quale fosse il mondo migliore e neanche di pensare che un granello della mia sabbia possa modificare la composizione della sabbia del deserto. Prezioso l’apporto al divenire del pensiero, ma lungi dal farne un teorema che non può essere dimostrato. Potrò solo chiamarlo pensiero, idea, sogno e poi decidere se sognare ad occhi chiusi o sognare ad occhi aperti: il primo sogno va per conto suo, il secondo ti aiuta a vivere.

Io sono animalista fino a un certo punto, i vegetariani-vegani fino all’estremo. Essi affermano che i diritti dell’uomo devono essere simili a quelli degli animali. Ma il problema non è stabilire chi ha più diritti, ma quello di riconoscere che il diritto è un’invenzione umana creata per gli umani. Gli animali sono dotati di un diritto esercitato dalla loro struttura psicofisica, dall’istinto, dalla durata della vita e dall’ habitat; ogni altra sovrapposizione non migliora la loro esistenza ma serve solo a snaturarla e indebolirla, facendola somigliare a quella degli uomini.  Si conduce da tempo una battaglia contro gli zoo e i circhi per lo stesso motivo, non vedo perché i polli, i maiali, le spigole, dovrebbero diventare animali da compagnia. Perché questo avverrebbe. Non vedo quale altra sorte dovrebbero subire tutti gli animali domestici o addomesticati in un ruolo paritetico con l’uomo, passando dal ruolo utile di nutritori, lavoratori o predatori a quello alienante di  pseudo - umani che cesserebbero di svolgere ogni attività animale senza poterne esercitare nessuna umana.

Io rispetto gli animali e proprio per questo non posso equipararli all’uomo, perché per essere coerente ed egualmente magnanimo, dovrei farlo con tutti gli animali, topi, scarafaggi, insetti e così via, auspicando che nessuno mangi nessuno, ritornando alla famosa catena alimentare che verrebbe irrimediabilmente spezzata. Mangiare carne o no, passato, presente e futuro, la variazione dello status quo è  sempre possibile, ma la parità uomo – animale non esiste perchè non spiega come mai l’uomo animale possa decidere se mangiare o no la carne, mentre il carnivoro predatore deve mangiarla per forza. Non è possibile che anche lui, come l’uomo, si sia sbagliato e da vero animalista mi fido più di lui che di me stesso.
Allora diciamo che nessuno si è sbagliato, né i carnivori consapevoli e inconsapevoli, cioè animali che mangiano altri animali, né i vegetariani – vegani, che non ne mangiano. Entrambi sono stati tali da sempre o di recente ed entrambi sono liberi di cambiare le loro abitudini. Ma solo di abitudini o di gusti si tratta, a nessuno venga in mente di trasformarle in teorie alimentari non applicabili al pianeta terra.

Rimane la motivazione regina: il rifiuto della violenza. Anche questa è una scelta estrema, perché la violenza, piaccia o no, anch’essa appartiene all’uomo da sempre, non perché l’abbia scelta, ma perché contenuta nel suo DNA. La violenza deriva dalla forza fisica, con la forza fisica l’uomo, come gli altri animali, si è assicurata la sopravvivenza. Poi è stato capace di creare attrezzi e strumenti sempre più complessi, sistemi gestionali atti a governare miliardi di persone, ma non è stato capace di evitare di avere fame ogni tre ore, dormire otto ore per notte ed evitare di bruciarsi con il fuoco. Molti confondono il progresso tecnologico con il progresso bio-chimico, ma l’uomo in fondo è quello di sempre. L’evoluzione che conosciamo, vecchia di 250.000 anni, ancora oggi parla di violenza, anche più grave perché deliberata e sofisticata, con la differenza che scorre meno sangue ma molta più indifferenza. La gente muore prima di nascere, non solo i vitelli, tanto è già tutto deciso. La violenza esiste mentre pianti un chiodo, altrimenti il chiodo non penetra nel legno, ma anche questo è un problema di misura, se dai troppa forza spacchi il legno. Anziché rifiutare la violenza, occorre governarla, esattamente come occorre governare tutto il resto. La superbia, l’invidia, l’odio, l’egoismo, la disonestà possono produrre danno anche maggiore. Il desiderio dell’estirpazione del male è appartenuto e appartiene indistintamente a tutti gli uomini della storia fino ad oggi, ma la facoltà di predire un futuro senza il male appartiene solo ai profeti per cui, se questa è la strada della verità, mi ritiro senza esitazioni dall’esercizio di tanta fede che non ho.

Mi soffermo solo ad osservare l’esperienza dei miei simili, che da scimmie sono diventati uomini anche perché qualcosa in verità hanno saputo fare. Ne difendo l’operato e il tormento quotidiano, le lotte cruente sostenute per guadagnare lo spazio vitale, che si rinnovava di continuo grazie all’impegno, alla creatività e al coraggio. E nell’alternanza di opere nefaste o benefiche sono nate la  sopraffazione, le guerre e la schiavitù insieme alla scienza, l’arte, la musica, così come in natura alla tempesta si contrapponeva sempre il sereno. Il bene e il male convivono in una gamma di sfumature che vanno dall’atto d’amore incondizionato all’omicidio; essi convivono come nella bandiera della pace, con tante sfumature quanti sono i colori dell’arcobaleno. Se questo è il significato della bandiera mi dichiarerò pacifista. Se invece quelli sono i colori buoni, mi sembrerà un arbitrio aver rappresentato una realtà privata dei colori cattivi, perché mi priverebbe dei mezzi per poter riconoscere il male ed evitarlo. Il problema del male non si risolve rifiutandone l’esistenza, ma affrontando la lotta per distruggerlo, per questo ognuno possiede la giusta dose di cattiveria.

Certamente non uccido gli animali per cattiveria, anzi non ne ho mai ucciso nessuno, ma dovrò imparare, se voglio vivere in simbiosi con la natura; il discorso della violenza non si pone, così come non si pone per il predatore che afferra la preda ancora viva. L’intero patrimonio naturale, uomo compreso, va protetto così com’è, con la sua bellezza e con tutti suoi limiti e le sue contraddizioni, cercando di essere più realisti e più coraggiosi, soprattutto cercando di vivere la natura come piace e serve alla natura: visceralmente, con forza ed equilibrio, senza rimorsi.
Luciano Favara

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