PRESENTAZIONE DEL BLOG

Le persone di Naturamata da anni sperimentano il ritorno alla natura e alla vita di campagna. Grandi le risposte ottenute, ma tante ancora le difficoltà e le incognite. Nel blog faremo confluire le esperienze ulteriori, i sentimenti, il lavoro, le idee e le iniziative tese a risolvere in tutto o in parte le incertezze che si oppongono al progetto compiuto di ritrovare l' equilibrio interiore, uno stile di vita gratificante e responsabile e la capacita' di costruire il proprio benessere in accordo con l'eco - sistema. Ci anima uno spirito di ricerca autentico, che rifiuta soluzioni preconfezionate, ideologiche o mistiche. Per essere utili a se stessi, agli altri e al pianeta occorre essere liberi, coraggiosi e lucidi, per comprendere la complessità delle cose umane e cercare di risalire alla fonte, dove si trovano le ragioni e l'energia per risolvere la vita con soluzioni veramente a misura d'uomo.

2 lug 2013

Campagna e città – La convivenza è possibile ? Terzo capitolo

3) La scelta importante

In definitiva, guardando ad un progresso fuori controllo che non esclude epiloghi disastrosi, vivendo cittadini e campagnoli da separati in casa e sfogliando l’album dei ricordi di un passato che non torna più, ci domandiamo quale sia la scelta giusta. Le scelte si devono fare, perché si passi all’azione, anche se temiamo l’avvento del caos o di un nuovo medio evo, infatti il valore delle azioni è già nelle azioni stesse, che sono espressione del movimento che è vita. Nel piacere di fare le cose risiede poi il carburante speciale per muovere il motore del desiderio e del dominio di sé e delle forze contrarie disseminate lungo il cammino. Ogni soluzione passa per la lotta per la vita, che in tempi moderni si identifica con la lotta incruenta ma non meno logorante per competere con altri individui nella ricerca dello spazio vitale. E lo spazio te lo devi cercare fin da bambino fra i banchi di scuola, da adolescente fra gli aspiranti giovani di rango o fra gli adulti super eroi pronti a spegnere ogni tua sincera fantasia.
Qualcuno obietta che occorre mettere al bando la lotta e persino la competizione, allora vorrebbe dire che la sopravvivenza è garantita. Va bene, la sopravvivenza è garantita e poi? Null’altro. E’ garantito il minimo indispensabile, il salario, l’assistenza sanitaria, la pensione. Cioè l’inerzia, il moto proprio, come una pietra lanciata nel vuoto, che recita senza emozione la sua geometrica parabola prima di fermarsi del tutto. Allora qualcun altro obietta che la competizione e la lotta sono salutari, perché mettono in moto il pensiero e le invenzioni, che anziché subire una morte certa,  ne sfidano l’esistenza.
Quest’ultima opzione mi piace di più, ma per praticarla occorre fare sul serio, occorre cioè fare l’equilibrista senza la rete sotto, non per fare lo spettacolo del circo, ma per andare dall’altro lato, dove può essere meglio o peggio, dove puoi trovare tutto o nulla o dove puoi non arrivare mai per essere caduto nel vuoto.

Ricapitoliamo. La contrapposizione città – campagna non esiste, essendo entrambi solo stazioni di un percorso egualmente necessario. Ma le contrapposizioni esistono ed anche i conflitti che vanno affrontati, risolti e metabolizzarti come il cibo. Non ostante “il progresso” esiste anche la lotta per la sopravvivenza sia in campagna come in città, sull’aereo o sulla riva di un fiume, fra amici o fra estranei, dentro o fuori lo spazio che abbiamo scelto per vivere. Perciò lo spazio che scegliamo non è mai area protetta e neanche luogo di fuga, visto che abbiamo deciso di non fuggire.

Se ne deduce che la scelta della campagna è come la scelta della città, in entrambe riverseremo il nostro amore per la natura, le regole del vivere sano e la nostra capacità di relazione, se siamo sani. Se invece siamo malati, ciò che ci circonda si ammalerà e si chiuderà in se stesso, diventando bello solo per noi, incomprensibile e inafferrabile per gli altri. Cioè la condizione di una scelta, qualunque essa sia, non comporta l’esclusione del mondo “altro”, perché nell’altro c’è un’altra parte di noi che ragiona e che ama. Dovremo essere bravi a vivere la nostra campagna in quanto parte del nostro territorio globale e insieme provinciale, porzione di una superficie terrestre fatta di boschi e di case, di deserto, di mare e di metropoli. Perché non possa mai succedere che all’improvviso qualcuno bussi alla porta per dirci che il nostro era un sogno e che ce ne dobbiamo andare.

Noi campagnoli andremo d’accordo con i cittadini, ci faremo dare gli utensili, i film da guardare, la carta bollata, il gasolio, le batterie per il cellulare, sempre che non decideremo di usare i segnali di fumo. In ogni caso continueremo a scrivere e studiare, andremo all’università o a vedere i concerti, ci godremo le lunghe passeggiate sul lungomare. Ma noi e loro saremo sempre in accordo o in contrasto in virtù dei conflitti di sempre, non certo per colpa della campagna o della città. La nostra dovrà essere una bella campagna, la loro una bella città. Noi e loro faremo cose diverse, ma in una parte del nostro quotidiano ci rispecchieremo a vicenda, ci scambieremo le emozioni e parleremo dei reciproci progetti, saremo aperti alla comprensione e alla ricerca di un confine nuovo, che racchiuda realtà nuove o valorizzi quelle di sempre, purché dense di bella e autentica umanità.

13 giu 2013

Campagna e città – La convivenza è possibile ? - secondo capitolo


2) Le strade all’incrocio

Si potrebbe ricondurre il dualismo campagna – città ad una semplice differente scelta di vita legata ai gusti di ognuno, ma una simile visione è troppo riduttiva, non potendo non considerare il ruolo della campagna e della natura in generale, che sono la nostra fabbrica della nutrizione. Peccato che lo sviluppo incontrollato, la sovrappopolazione e la corsa tecnologica, la stanno trasformando in una vera e propria fabbrica, che si allontana sempre di più dalla dimensione rurale, dalla qualità e dai sapori. Questo processo riguarda tutte le attività umane che, in base ad una casualità di eventi più o meno necessari, viaggiano verso orizzonti sempre più nebulosi.
Come sempre avviene, per il gioco dei pesi e dei contrappesi, senza stare a capire chi ha torto e chi ha ragione, vediamo oggi coincidere gli opposti di un progresso che da un lato spinge per un futuro di umanoidi con il rivestimento in pelle e dall’altro per il recupero delle  tradizioni e delle dimensioni umane. Apparentemente sono due scelte inconciliabili, ma non è detto.
Le possibilità sono almeno quattro.
La prima conduce dritto ad un conflitto mondiale generato dalle disparità crescenti fra ricchi e poveri, dall’implosione dei sistemi capitalistici e dalla inondazione demografica del pianeta di popoli avidi di “progresso”. Negli ultimi quarant’anni, mentre da un lato la globalizzazione veniva praticata solo dalle multinazionali, dall’altro c’erano almeno due miliardi di persone che progettavano un loro riscatto economico e sociale. Naturalmente i modelli del riscatto sono quelli capitalistici, così mentre noi cominciamo a dubitare della bontà di questo tipo di sviluppo e pensiamo a come tornare indietro, gli altri alimentano iniziative economiche, industriali e militari che inquinano in modo crescente il pianeta mentre allevano un mostro demografico. Verrà il tempo che il mostro vorrà come noi tornare indietro, ma potrebbe non esserne capace. Ritengo più probabile il reflusso di una marea umana, con indosso una divisa o senza, verso terre fertili o stati ricchi da occupare.
La seconda opzione vuole accreditare la comunità internazionale della capacità di addivenire prima o poi ad un riassetto degli equilibri del pianeta che guardi non solo alle questioni politiche, ma anche a quelle sociali. Che può avere effetti benefici se converge con una globalizzazione autentica che rispetta i territori oppure devastanti al pari di una guerra, se continua a favorire lo sfruttamento delle risorse e il mero arricchimento economico. In questa opzione dovrebbe rientrare la ricerca di un modello funzionale alle diversità e alle esigenze delle varie zone del pianeta. E’ un progetto complesso e lungo ed implica un governo sovrannazionale: se non è utopia è certo molto difficile da realizzare.
La terza opzione potrebbe vedere lo sviluppo di due mondi paralleli, l’uno conservatore dei valori e delle dimensioni originarie, l’altro lanciato verso un progresso ormai inarrestabile che troverà in una dimensione chimica e tecnologica forme, contenuti e ragioni della sua esistenza.
L’idea dei due mondi paralleli ci riconduce al tema di questo scritto, che è quello della convivenza fra due realtà che pur abitando nella stessa casa ne utilizzano separatamente gli ambienti, gli impianti e lo spazio circostante. Sono due realtà che si attraggono o si respingono per passione, ma lavorano su progetti di vita differenti, destinati ad integrarsi o combattersi. Il mondo contadino ha sempre pagato alla società un tributo grande sia in termini economici che sociali, per non parlare del tributo di sangue, immolandosi alla causa della guerra fin dai tempi più antichi. Erano fatti per lo più di contadini o piccoli proprietari terrieri gli eserciti romani e di molti altri popoli. Nella figura dell’uomo che lavora la terra si incarna l’esigenza di massimo equilibrio fra il corpo e la mente, la resistenza alle fatiche più ingrate e l’abitudine a legare la propria esistenza al ciclo inesorabile della natura nella buona e nella cattiva sorte, questo faceva del contadino un buon soldato.
La quarta opzione è quella già praticata in periodi diversi della storia umana, che faceva di questa separazione semplicemente una divisione dei ruoli, per cui c’era una campagna che nutriva la città senza sentirsene serva o schiava. Questo avveniva perché sia la campagna che la città erano abitate da uomini che avevano tempi e modi umani, che studiavano i fenomeni della filosofia e dell’arte insieme a quelli della natura, uomini che costruivano le famiglie e il lavoro prima di costruire le città. Occorre ammettere che qualcosa non funziona, se pochi decenni ci hanno spinto in avanti nei millenni, pur se privi del controllo del presente.
Oggi andiamo a tentoni, sicuri di vivere una transizione che ha avuto troppa fretta a distruggere le coordinate del nostro tempo. Il progetto per il futuro sembra polverizzato in mille progetti, che devono garantire il benessere senza aver spiegato cosa è il benessere. Sono migliaia o milioni i progetti, ma nessuno sembra fatto per uomini che ancora respirano con i polmoni e si rompono le gambe giocando a pallone. Anch’io faccio progetti e non nego il progresso, ma voglio ripartire da una data certa, per colmare un vuoto che non ha nulla da insegnare. Poi mi occuperò del futuro senza bisogno di strafare e se proprio verrò assalito dalla frenesia di correre, prima dovrò esser certo di poter camminare.

19 apr 2013

Campagna e città - la convivenza è possibile?

1) I segni della presenza

Al di là delle descrizioni o definizioni o dei luoghi comuni che rappresentano questi due mondi apparentemente così diversi, occorre guardare all’avventura umana nel suo complesso e alle trasformazioni del pianeta e dei popoli nel corso dei millenni. Capiremo che le variabili sono infinite e conviene essere attenti e ricettivi, piuttosto che far finta di non vedere. Oltretutto il grado di evoluzione raggiunta oggi ci impone che  ogni decisione venga rapportata non al bisogno dei singoli, ma al bisogno della comunità e dell’intero pianeta globalizzato. E occorre approfondire e riflettere sul come farlo, affinché non risulti sminuito questo principio fondamentale, scambiandolo per un argomento da salotto, che a suon di slogan riesce solo a contrapporre due bande rivali che si chiamano “villaggio globale” e “no global”.
Occorre tenere sempre aperta una finestra sugli avvenimenti globali, che non devono essere accettati o rifiutati in blocco base ad una scelta ideologica, ma con i quali dobbiamo interagire in modo elastico e senza alcun timore, pregiudizio o rifiuto. Il primo atto di maturità ci farà comprendere che quello che oggi siamo tutti, nessuno escluso, piuttosto che frutto della nostra  intelligenza, è il prodotto di una evoluzione provocata e vissuta nei millenni da tutti gli uomini: in tutto quello che avviene c’è sempre una parte di noi, anche se non ci piace.
Nelle scelte di ognuno c’è la libertà, ma non la verità, nessuno è depositario della verità e neanche della bontà o della saggezza, perché ogni azione rispecchia sempre un sentimento individuale che spesso non coincide con i sentimenti di altri individui.  Non esiste la soluzione giusta, perché in tutte le soluzioni c’è l’imperfezione dell’essere umano e c’è il perenne scontro fra il bene e il male, che sono le opposte forze che spezzano l’inerzia e alimentano il divenire, senza il quale non ci sarebbe vita. Così la pensava Eraclito, filosofo greco vissuto intorno al 500 a.c., che simboleggia con il fuoco il moto contino dell’universo che crea e distrugge continuamente se stesso, in un divenire senza fine.
Questo vuol dire che nessuno può sostenere l’esistenza di isole felici, dove tutto avviene senza sofferenza , dove il fuoco illumina ma non brucia, dove la sopravvivenza si conquista senza combattere.
Io voglio che la mia terra, che amo senza riserve, non sia un’isola felice, perché sarebbe di cartapesta, e voglio che stia dentro questo globo meraviglioso e feroce, dentro i confini attuali di un’Italia a forma di stato, dentro un mondo fatto di stati, che stanno in una palla terracquea semifredda, semiscura e semovente che non va contemplata ma abitata e governata.
Io mi riconosco in un mondo che non è meta di vacanze ma laboratorio di vita, per cui sono pronto a fare da ricercatore ma anche da cavia, per fugare da subito l’idea che voglio solo comandare o approfittare dei privilegi dell’astuzia o della forza.
 L’uomo poteva esserci o no su questo mondo, a un certo punto ci fu e ci restò e ci camminò e ci edificò, nel bene e nel male, come doveva essere. La storia che abbiamo alle spalle ci consegna parecchi strumenti per rendere più sicura la nostra avventura sulla terra, ma non certo la soluzione definitiva o la verità assoluta. Troppi milioni o miliardi di anni ci separano dalla verità, impossibile  vedere sia l’inizio che la fine perché troppo distanti fra loro. Leggo la storia e cammino nel presente, dove lavoro per cambiare di continuo la realtà,  rendendola simile al moto dell’universo, grandioso, equilibrato, eterno ma impercettibile. In questo movimento verifichiamo le nostre attitudini fisiche e mentali, dando loro i connotati attraverso la costruzione delle opere ed ogni altro segno della nostra presenza.
La contrapposizione fra campagna e città appare priva di senso, perché ovunque ed in ogni circostanza l’uomo ha saputo manifestare il suo ingegno, soddisfatto le sue necessità e lasciato il segno. Il primo sguardo all’indietro ci riporta verso gli scenari preistorici di uomini in perenne movimento, in simbiosi o in lotta con una natura severa e priva di riferimenti, che imparò a conoscere e a governare. Poi le prime scoperte, l’adattamento e i rifugi rupestri, la lentissima aggregazione in villaggi e comunità organizzate, per arrivare alle città civilizzate dei tempi antichi, a quelle fortificate del medio Evo e quelle urbanizzate dell’800, fino alle megalopoli d’oggi, dove si viaggia su reti urbane ferroviarie lunghe centinaia di chilometri e si “coabita” con milioni di sconosciuti. Durante questo lungo processo campagna e città si sono integrate, sovrapposte, scontrate, esattamente come tutti gli uomini che hanno imparato a fare cose diverse e a vivere in modo diverso, rappresentando ancora una volta il conflitto delle diversità che una volta si attraggono per creare e un’altra si scontrano per distruggere.
Dovremo imparare a convivere con le avversità e con le nostre stesse contraddizioni, per salvare la pelle e cercare pezzi di verità da aggiungere al teorema di una vita che vuole affermarsi in mille modi. Noi ci esprimeremo con il desiderio e con il sentimento, con l’amore per la terra e con la forza dei contadini guerrieri di una volta, per essere a pieno titolo i creatori di qualcosa che, oltre ad essere per noi, sarà per sempre.

14 mar 2013

Anticipo di primavera


Già a metà Febbraio i mandorli mettono i primi fiori, per ricordarci che presto sarà primavera.

la natura non si ispira ma dipinge di continuo i suoi capolavori

il carrubo e il mandorlo sembrano discutere dei fatti loro

Questo è il periodo più bello dell'anno, perchè i colori sono vivi e il cielo limpido e il sole comincia a riscaldare, la caccia è chiusa, gli aranceti danno i frutti migliori e le api riprendono a lavorare

le nuvole fanno appena in tempo a formarsi che il vento le squarcia di forza,
aprendo un sipario sullo spettacolo d'azzurro


 Il sole sta andando a coricarsi dietro il bosco, che si colora di rosso per via delle foglie secche che rimangono attaccate ai rami di roverella per tutto l'inverno, cadranno solo a primavera inoltrata.

seguo il sole fino a dietro la collina, fra poco sarà buio, ma anche questo è stato un bel giorno.

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8 feb 2013

Elezioni politiche italiane Febbraio 2013

Il momento delle elezioni è sempre un momento di civiltà e di democrazia e quindi di libertà e di gioia, peccato che di questi tempi queste parole sembrano essersi svuotate di ogni significato.