PRESENTAZIONE DEL BLOG

Le persone di Naturamata da anni sperimentano il ritorno alla natura e alla vita di campagna. Grandi le risposte ottenute, ma tante ancora le difficoltà e le incognite. Nel blog faremo confluire le esperienze ulteriori, i sentimenti, il lavoro, le idee e le iniziative tese a risolvere in tutto o in parte le incertezze che si oppongono al progetto compiuto di ritrovare l' equilibrio interiore, uno stile di vita gratificante e responsabile e la capacita' di costruire il proprio benessere in accordo con l'eco - sistema. Ci anima uno spirito di ricerca autentico, che rifiuta soluzioni preconfezionate, ideologiche o mistiche. Per essere utili a se stessi, agli altri e al pianeta occorre essere liberi, coraggiosi e lucidi, per comprendere la complessità delle cose umane e cercare di risalire alla fonte, dove si trovano le ragioni e l'energia per risolvere la vita con soluzioni veramente a misura d'uomo.

1) L'esigenza di stare insieme

1)      L’esigenza di stare insieme

Gli esseri viventi sono strutturati per vivere in comunità, ma prima ancora vale il principio che ogni organismo nasce dall’aggregazione di più cellule dello stesso tipo. In esso le diverse “parti” vivono in simbiosi pur essendo deputate a funzioni diverse e quando vi è scompenso fra le parti insorge la malattia. Dalla singola cellula umana alla comunità degli uomini il passo è breve, con la differenza che gli uomini sono simili ma non uguali e l’equilibrio da chimico diventa esistenziale e tutto da costruire in un contesto già malato, popolato da organismi diversi, talvolta complementari, ma spesso incompatibili. Ma così è la normalità e con essa l’uomo si è relazionato fin dalla sua comparsa sulla terra.
Tante volte mi sono chiesto se sia necessario ogni volta risalire alle origini per trovare la spiegazione di ogni fenomeno. Risposta affermativa. E se capiterà a qualcuno di leggere ancora altre mie ricerche o semplici riflessioni, potrà star certo che mi sentirà parlare del passato, non come nostalgico salto all’indietro, ma come ricerca indispensabile delle tracce di altri, che sono anche le mie e che sono visibili ancora oggi. Per aprire uno spiraglio in un futuro non solo da vivere ma da costruire.
L’uomo ha dovuto costruire e inventare tutto e direi che non poteva non farlo, visto che si nasce da zero e il tempo esiste e con esso l’evoluzione e la trasformazione. Tutto coesiste e si evolve o muore. Bisogna essere forti, coraggiosi, intelligenti ma anche fortunati, per non aver beccato la glaciazione o l’eruzione di Pompei, se non una fucilata di Cortez o l’esplosione di una bomba sotto casa.

Viviamo in comunità per proteggerci. L’energia è limitata, ma l’unione fa la forza. La comunità rende l’uomo più forte fuori e più debole dentro, perché la protezione esterna limita l’attenzione all’autodifesa. Le difese esterne si possono organizzare, quelle interne nascono e crescono insieme a noi e si plasmano in modo sinuoso, opaco e imprevedibile. Ho sempre creduto molto nei fenomeni naturali e poco nei dogmi, credo nelle leggi di fisica e astronomia, un po’ meno in quelle del codice civile e penale, pur sapendo che la legge è necessaria. Ogni catalogazione, classificazione, valutazione dei fattori umani muta nel tempo insieme all’uomo, per questo dobbiamo tenerne conto,  ma non farcene condizionare. Le mutazioni sono di natura politica e soggettive, condizionate da persone dominanti o con diritto di delega, che rappresentano solo una parte degli uomini e un periodo limitato nel tempo.

Dal bisogno di stare insieme nasce il bisogno di governare una casa, un territorio, uno stato. Nascono i ruoli, le deleghe, i mestieri e quindi le responsabilità verso gli altri. Non esistono società animali o umane dove tutti fanno tutto o nello stesso modo, per questo, insieme alla cooperazione nasce la competizione, che può diventare stimolo per migliorarsi o scontro all’ultimo sangue per la sopravvivenza. In entrambi i casi siamo di fronte a fenomeni naturali, ai quali posiamo assegnare un valore legale o di impatto ambientale, ma non un valore etico.
Le comunità umane hanno fatto presto a diventare complesse, come hanno fatto presto un uomo e una donna a diventare tribù, villaggio e poi città, provincia o nazione. Le comunità moderne occidentali non sono strutturate dal basso verso l’alto, ma in una rete di micro comunità che si sviluppa in lungo e in largo, che si riproduce in autonomia e si avvolge su se stessa all’infinito. Tutti si sentono liberi, protetti e potenti. Niente di tutto questo: la rete che ti protegge è anche il potere che ti tiene in trappola. Ma certo non va meglio nei paesi orientali o in quelli africani o in quelli super industrializzati.

Forse occorre ricominciare da capo: famiglia, tribù ...cioè dai nuclei originari in un territorio originario. Per fare cosa, un nuovo modello di comunità, una nuova città-stato, una provincia?
Può darsi, ma intanto facciamo parte di questa rete benefica e malefica e con essa dobbiamo fare i conti, con le sue regole, con la sua forma e con la sua struttura. Qualsiasi cosa abbiamo in mente, useremo gli strumenti della rete, almeno in parte, e convivremo con le sue leggi in modo critico ma armonico, certo non in modo radicalmente conflittuale, per sentirsi Don Chisciotte e gettare tutto al vento o vivere incapsulati nelle nostre verità.

Molti dicono che siamo in guerra e credo che sia vero, ma non è la stessa guerra per tutti. In quella rete ci sentiamo invischiati e ci dimeniamo per liberarci da un nemico invisibile, al quale spesso diamo i connotati sbagliati. Allora impareremo a distinguere gli amici dai nemici, dovremo riconoscere il pericolo in qualsiasi forma ed abituarci alle sfide giornaliere e a quelle impossibili per fare del pianeta, e in particolare del nostro pezzo di pianeta, la nostra casa. Esattamente come hanno fatto tutti quelli prima di noi, prima di aver creato le città e le regole, prima di aver scoperto la religione o l’arte. Noi più che mai abbiamo bisogno di partire dal basso, per riscoprire valori fondamentali , con i quali riesci a lavorare senza stancarti e a decidere senza perder tempo, con i quali puoi sapere quando usare la forza e quando il ragionamento, con i quali ti impegni nella ricerca della verità, invece di praticare la più semplice o attraente.

Molto si parla della formazione di comunità che vorrebbero essere alternative a quella globale, ma in primo luogo esse devono imparare vivere all’interno di essa, in modo da conservare gli anticorpi necessari alla propria sopravvivenza. Solo così possiamo pensare a tutti i tipi di comunità e di ogni dimensione e ispirate ai principi della sostenibilità ambientale e al recupero della qualità della vita e dei valori della tradizione contadina e artigiana.

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